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Mamme e Supermamme


Diciamoci la verità.
Questo mondo di mamme super, sempre in forma smagliante, sorrisone a ottantadue denti e agenda stracolma di impegni lavorativi, ricreativi e sociali, a cominciare dal giorno stesso in cui hanno sfornato il frutto del loro ventre…ha un po’ stroppiato.
A me, sinceramente, fa girare anche un po’ i cosiddetti, ma è una reazione mia personale e non mi sbilancio a farne un comunicato generalizzato e valido per todo el mundo.
Chiariamoci.
Io sono superfavorevole al rientro al lavoro il più presto possibile. Soprattutto per chi, come me, è stata una workaholic prima di rimanere incinta, e probabilmente lo sarà per tutta la vita nonostante cerchi di disintossicarsi in ogni modo possibile e immaginabie, lecito e illecito.
Sono favorevole perché ritengo che una donna che prima di diventare mamma ha ricoperto un ruolo non dico “importante” o “di rilievo” – perché poi alla fine il punto non è esclusivamente questo – ma dico di responsabilità, all’interno di una qualche organizzazione di persone che in qualche modo “contavano” su di lei…beh, ritengo che quella donna avrà bisogno di ritornare il prima possibile ad occuparsi in maniera più o meno importante delle cose che costituivano la sua vita precedente.
O decide di averne abbastanza, taglia i ponti con tutto e si dedica esclusivamente alla cura del suo cucciolo, prendendo in tal modo una decisione ragionata, che lei ritiene sia il meglio per sé, oppure dovrà per forza tornare al più presto a prendere visione (per non dire possesso) delle cose che ha lasciato (che non saranno mai più così come erano prima della maternità, questo è poco ma sicuro), riprendere le fila di tutto e riorganizzare al più presto la sua vita nel modo più semplice possibile, che le consenta di sopravvivere essendo raddoppiato il bisogno che c’è, di lei.

La polemica nata dal fatto che la  Hunzicher sia tornata a lavorare a quattro giorni dal parto della secondogenita, per alcuni momenti ha infiammato anche me.  La diffusione gossip-indirizzata di comunicati verbali presunti veri, che suonavano come “E’ possibile se solo lo si vuole”, e non verbalizzati ancora più aggressivi : “Guardate me, che non faccio la piattola spettinata, e invece di aggirarmi come una megera per la casa disordinatissima, seguendo senza un programma le bizze di un piccolo essere che caca, rigurgita e piange in continuo, me ne vado in giro superfiga e felice, dimostrando che posso lavorare e fare la mamma di un neonato al tempo stesso!”…mi ha fatto sentire oltremodo offesa e presa per stupida.
La mia prima reazione è stata di scendere per strada mettendomi a sbraitare: “Ma fatemi il piacereeeee!!!!! Che razza di insulso messaggio è questo??? State cercando DAVVERO di mortificare tutte le mamme comuni che faticano terribilmente a trovare un equilibrio dopo il parto, in quei difficili momenti in cui impieghi una giornata intera per riuscire ad attaccare al seno il bebè, e anche solo farti da mangiare o andare a far pipì sembra un lusso??? Mi dispiace per voi, ma io NON CI STO a farmi prendere per scema, a lasciarmi convincere del fatto che, se io ho fatto fatica, è solo perchè sono stata incapace di organizzarmi!”
Se questa o altre signore dello spettacolo o del bel mondo possono ritornare a lavorare placide e tranquille, è perché possono affidare la cura del loro cucciolo a qualcun altro!
E non lo dico perchè sono una mammaatempopienofondamentalista, che non ammette altro tipo di maternità all’infuori del mio personale modello, anzi! Lo dico proprio perchè ho dovuto tornare a lavorare presto, prestissimo!
Già da quando mio figlio aveva 4 giorni, telelavoravo da casa. Stressandomi perchè ci mettevo il triplo del tempo a fare una semplice operazione, perchè sul più bello lui si svegliava e reclamava le mie attenzioni, perchè nel bel mezzo di una telefonata, lui iniziava a strillare….
Sono poi tornata al lavoro quando aveva 2 mesi. Mi sono dotata di tutto il necessario: babysitter, nonna, ausili di conforto per ogni evenienza (culla, box, passeggino, sdraietta, babaccetti, sterilizzatore, scalda biberon, etc etc etc)…ma onestamente vi confesso che, nonostante avessi tutto l’aiuto necessario, non ho lavorato che il 30% del tempo che mi sono trattenuta al lavoro.
Perché, comunque, un neonato ha bisogno di mille cose che solo la mamma può dargli, e questo non è compatibile con il lavoro.
Se ritorni a lavorare e lasci il bambino a casa, rinunci a dargli ciò di cui lui/lei ha bisogno nei primi giorni di vita, ed è una tua scelta. E’ così, non c’è niente da fare.
Se invece te lo porti dietro, sarà il lavoro a risentirne e quindi non si può dire che chi lavora con i figli al seguito, lavori a pieno ritmo. E’ vero che farà 10 volte più fatica, ma per quanto sia organizzata ed efficace, e rapida nel fare ciò che fa, non avrà la libertà di dedicarsi completamente a ciò che deve fare, e sarà per la maggior parte del tempo divorata dal pensiero di essersi persa qualche pezzo per strada (del lavoro, del figlio…).
Tutto questo lo dico basandomi puramente sulla mia esperienza personale. Quindi può benissimo darsi che io sbagli, e che ci siano invece mamme che hanno figli che dormono tutto il tempo in cui vengono portati al lavoro, si svegliano solo per mangiare dal biberon (che gli può propinare qualcun altro e non esclusivamente la mamma) e fare i bisognini, e per il resto se ne stanno tranquilli nella culla a guardare il cielo, mamme quindi che possono pienamente smentire la mia visione dei fatti.
Mio figlio non è stato così, azzerderei per fortuna, e quindi la mia esperienza di rientro al lavoro è stata molto impegnativa, a tratti stressante e faticosissima.
Ma sicuramente mi ha fornito una sferzata di adrenalina che ha aiutato il mio umore pesantemente compromesso dallo stare a casa da sola tutto il giorno con un piccolo bisognoso, per oltre 14 ore ogni giorno.
E’ andata meglio così, per me. Ma non è stata una passeggiata di salute.
Per questo, rifiuto il modello inverosimile che cercano di propinarci con un battage pubblicitario che a mio parere mira a far sentire le donne comuni ancora più inadeguate e mediocri.
Già la pubblicità ci impone un modello estetico iraggiungibile (se vogliamo mantenere un equilibrio mentale e fisico chiamato “salute”)…adesso, cercano anche di proporci un modello di madre WonderWoman che spacca il mondo dal giorno dopo il parto …eeeeh no belli, non ci sto proprio!
Perché, che mi dite di quell’altro genio che propugna il sesso sfrenato quotidiano dal giorno dopo il parto??? Ma per carità…una c’ha una pagnotta gonfia informe e mezza cucita di traverso, fa fatica persino a camminare e star seduta…e quella  “Oh sì sì, sesso a volontà, è l’unica salvezza per la coppia dopo la nascita di un figlio”….

Quindi, devo riconoscere che ho apprezzato moltissimo la smentita della diretta interessata, che si è tirata fuori dalla polemica suscitata intorno a sè, dicendo di se stessa di essere una “privilegiata” [http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/1331698/Michelle-Hunziker-torna-a-lavoro-dopo-4-giorni-dal-parto—Ma-non-sono-un-modello-da-seguire-.html].
Chapeau, Michelle, sei stata molto sincera e ti ringrazio!

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Suocerese e dintorni

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Dopo  appena cinque anni di rapporto continuativo, credo di essere giunta alla conclusione che per le comunicazioni tra mia suocera e me, ci vada il tatto e la diplomazia di un mediatore culturale della zona israelo-palestinese.
Ma che dire, tutto il mondo è paese, e se i casi a mia conoscenza di nuore fortunatissime che hanno trovato nella suocera una grande amica o una seconda mamma, si possono contare sulle dita di una mano… la maggior parte delle comuni mortali non godono di cotanta  fortuna, e ,chi più chi meno, passa dalla zona “leggermente infastidita” a quella “notevolmente irritata” del termometro  della temeperatura dell’umore personale, ogni qualvolta la suocera si aggira nei dintorni.

Personalmente, credo di essere dotata di suocera che parla una sua lingua personalissima, il significato dei cui lemmi è esattamente il contrario di ciò che essi indicano nella mia.

Proverò a spiegarmi con degli esempi:

Quando mia suocera dice : “Vuoi una mano? “
In realtà lei intende “Te la cavi da sola vero?”
Perché se ad esempio le rispondo “Oh sì grazie, quella camicia avrebbe giusto bisogno di una stiratina”, la sua risposta sarà “Mi spiace sono una frana a stirare, meglio che lo faccia tu!”
Pertanto, la risposta giusta alla domanda iniziale, ora è “No grazie, sto a posto”

Se mia suocera domanda : “Come stai oggi?
In realtà intende “Domandami come sto oggi”
Perché se le rispondo “Accidenti sono uno straccio, non ho dormito tutta notte, ho l’influenza intestinale da tre giorni ed ho lavorato dodici ore senza mai fermarmi”, lei risponderà  stizzita “Ma sei giovane… io invece sono vecchia e dovrò morire prima di te, ma non mi lamento mai, io, anche se dovrei!! Ma lo sai quanti problemi di salute ho? Non riesco più a mangiare ciò [ndr tutti i dolci] che mangiavo prima; non riesco più a dormire come prima [ndr, va a letto alle 20,30…è ovvio che alle 5,30 del mattino scatti in piedi come una molla!]….Ah! “
Dunque la risposta esatta ora è “Bene, finchè c’è vita c’è speranza”

Quando mia suocera dice “Avete qualche impegno per domenica?”
In realtà intende “Domenica vogliamo venire a pranzo a casa vostra”
Perché se le si risponde “Sì, abbiamo organizzato di andare a pranzo con Lucia e Stefano”, lei risponderà “Peccato, avevamo pensato di trascorrere un po’ di tempo insieme, visto che siamo vecchi e tra poco nonno morirà (il più delle volte è lui, poveretto, la vittima designata della falce della vecchia signora); ma va beh, divertitevi voi che potete, noi staremo soli come sempre”
Allora bisogna rispondere “Avevamo pensato di andare al cimitero a trovare nonna Pina”

Quando mia suocera dice “Volete venire a pranzo da noi?”
In verità vuole dire “Ci autoinvitiamo a pranzo da voi”
Perché se le si risponde “Oh sì grazie!”, lei risponderà “Eh…ma da noi fa freddo (o caldo, a seconda del periodo dell’anno), non ci sono giochi per il bambino, e poi non ho fatto la spesa” (generalmente quando arriva a questa frase finale, non riesco a trattenere un’espressione sconcertata) .
La risposta corretta a questa domanda sarà pertanto “No, grazie, oggi siamo in Quaresima (o dieta, o “abbiamo già mangiato”, o “abbiamo appena vomitato la colazione, tutti quanti”)”

Dunque, come potete vedere, si tratta di un caso molto difficile, degno di una tesi di laurea in zoosemiotica sulla comunicazione tra due esseri di specie diverse, diversissime, direi anzi antagoniste, dell’ambiente familiare.
Non so se ci sia una soluzione, se esista cioè un traduttore istantaneo che consenta la vita pacifica tra le due specie, che assicuri la cancellazione dei fraintendimenti.
Se ci fosse, probabilmente sarei persino capace di correre a comprarlo, perché in fondo, ogni volta che il mio viso si rifiuta di mantenere quella foggia “congelata” da maschera di cera davanti alla mia suocerazza, ed espressioni stomacate e incredule  vi si disegnano in conseguenza degli scambi verbali che con lei sto avendo, dopo il pensiero impulsivo “Lo fa apposta, mi vuole solo far incazzare come una biscia”, sopraggiunge in me una sorta di stoica calma zen, e la certezza che “Per quanto possa cercare di farmi arrabbiare, è senz’altro lei che sta peggio di me, perché io non provo nessun desiderio di farle dei dispetti o irritarla, anzi, per la maggior parte del tempo, io….non la penso proprio!!!”

Vite a confronto e finali possibili

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E’ vero che capita a molte se non a tutte: finchè non sei diventata mamma, ti perdi a pensare a come sarà la tua vita dopo l’arrivo del tuo bimbo, e tra cuoricini e stelline, i sogni di famigliola tranquilla alla Mulino Bianco si sprecano. Dopo, una volta che ILpadronedellatuavita ha fatto il suo ingresso nella tua esistenza, i sogni te li scordi tutto d’un colpo, e puoi soltanto incominciare a correre come un cavallo dopato all’inseguimento della milionesima incombenza della giornata alla quale proprio non sai come farai a far fronte, ma poco importa perchè non hai neppure il tempo di fermarti a pensarci su.

E’ dunque nel bel mezzo di una delle solite girandole quotidiane, mentre sei alle prese con il solito secondo bucato da stendere, il bagnetto da fare al fratello gemello di Mowgli che fino a quel momento si è rotolato nel fango mentre tu cercavi di raccogliere i suoi fagiolini freschi di coltura e dare un calcio al secchio dell’acqua per irrigare l’orto, dare un’occhiata alla cenetta da gourmet che sempre il Principe forse degnerà di uno sguardo e magari anche farti venire una brillante ideona su cosa raccontare a tuo marito quando come al solito non troverà la cena pronta………. ecco, in quel momento suona alla porta la tua quasi parente in grande spolvero.
Unghie laccate, tacco 12, capelli appena usciti di messa in piega, sorriso appena accennato (di pura forma, perchè è come un lampo nel cielo: compare un istante, e quando ti sei domandata se davvero l’hai visto -zac- è già scomparso) -Uhm ciao disturbo?-
Tu ti domandi fuggevolmente che effetto possa fare la tua persona, non ricordi l’ultima volta in cui hai incrociato uno specchio quel giorno, ma sai benissimo di essere assolutamente spettinata perchè nell’ultima mezz’ora hai aumentato il numero di manate sulla testa per allontanare quei 5 capellacci che ti girano proprio intorno agli occhi, e sai anche di avere un po’ di macchie sparse di varia provenienza sulla maglietta che hai preso pulita non meno di due ore fa. -No ma figurati, entra cara-
Si accomoda in cucina, un po’ incerta, guardandosi attorno come se avesse paura di prendersi il tifo toccando qualunque cosa. Tu guardi tutto intorno imbarazzata: è vero, c’è una grande baraonda, ma del resto se anche stessi tutto il giorno dietro al Nano a riporre tutto ciò che lui butta per aria, non avresti comunque alcun successo fino a quando non se ne sarà andato a dormire. -Niente, volevo solo domandarti se avevi pensato a qualcosa per il compleanno di Gigi- (Gigi è suo marito)

-Ahem, no veramente no…hai bisogno di una mano per organizzare qualcosa?- hai un’espressione quasi tragica, del tipo “nonsodavverodovepotreitrovareiltempoperaiutartimasevuoiciproverò”
Lei è un po’ seccata della risposta -No no, è che pensavo….- indugia arricciandosi un capelli sul dito -Tu hai spesso buone idee…magari….-
-Potrei pensarci…che so…una grigliata in giardino? Volete venire da noi?- ho lo sguardo supplichevole “tipregodìdino”
-Noooooooooooooooooooooooooo- dice un po’ inorridita -troppo casino……….- e lascia la frase così, senza specificarla, giustamente per lasciare il dubbio se il casino sia nell’organizzazione o nella nostra casa.
-Va beh, allora se ti viene in mente qualcosa, chiamami- ancora il suo flash-sorriso, fa per accomiatarsi.
Io sono lì in piedi, che dentro di me penso un po’ di parolacce varie ma non ne uscirà nessuna dalla mia bocca, giuroooooooooooooo. Lei si volta ancora, dà un’occhiata al nano che sta disegnando tranquillo per terra, un po’ su un foglio, un grande po’ fuori dal foglio, su tutte le piastrelle. Sorride leggermente, un po’ più di prima, poi mi guarda dritta negli occhi -Ma ti ricordi…quante cose facevi prima? Non eri mai a casa, mai ferma…-
-Beh se è per quello non sono mai ferma neppure adesso, è diverso, ma è bello anche questo; è faticoso, ma anche tante altre cose lo sono e sono immensamente meno piacevoli e soddisfacenti!-
Lei indugia ancora un secondo, incerta se dire quello che sta per dire, poi lo dice -No, quando capiterà a me non voglio che mi cambi così tanto. Secondo me se una mantiene una certa rigidità, può benissimo continuare a vivere la vita che ha sempre vissuto.-
Ovvio che noti il rifermiento poco gentile alle mie non apprezzate doti di organizzatrice della vita familiare, ma in realtà mi sento più dispiaciuta per lei, nel caso in cui dovesse scontrarsi con la dura realtà dei fatti, o per l’eventuale pargolo che al contrario dovesse trovarsi relegato in una posizione di accessorio più o meno gradito di una vita già organizzata secondo rigidi canoni che impongono sabati di shopping sfrenato, case pulite sterilizzate ordinatissime senza un pelo fuori posto, serate a tema con due volte a settimana cena con amici, una teatro, due palestra e domeniche di solarium alternato a musei.

-Può essere, certo, ma io credo che un figlio meriti anche un po’ di margine per gli imprevisti, altrimenti la vita potrebbe anche diventare un planning di cose che una dopo l’altra saltano miseramente, e non sarebbe giusto incolpare loro di questo.-

Non credo di averla impressionata nè colpita, ma da allora almeno mi ha esutorata dell’organizzazione del compleanno di Gigi.

Cosa insegnerò a mio figlio

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E’ sempre difficile addentrarsi nell’argomento teorie sull’insegnamento ai propri figli. Tutti vogliamo il meglio per loro. Tutti quanti desidereremmo diventassero veri protagonisti della loro vita, e che la loro vita fosse lunga e felice.
Ed è per questo che, tra tutte le cose che posso e potrò insegnare a mio figlio, la più importante di tutte per me dipende forse anche tanto dal MIO personale approccio alla vita, e di tutte le infinite parole che potrei dirgli per insegnargli a vivere in modo felice, io ho scelto queste:

“Figlio mio, il mondo è pieno e straripante di innumerevoli cose che attirano e attireranno la tua giovane inesperta e brillante attenzione. Alcune sono bellissime e meravigliose, altre noiose ma importanti, altre ancora allettanti ma infide e pericolose, altre infine inutili e irrilevanti.
Quando te le troverai innanzi, ti prego prenditi del tempo per domandarti, con lucidità e raziocinio, quest’unica cosa:
<<può la cosa a cui sto per dedicare la mia attenzione, le mie energie e la mia intelligenza, portarmi ad una crescita e ad un arricchimento?>>

Sono sicura che se risponderai con sincerità a questa domanda, la tua vita sarà bellissima e piena di soddisfazioni, ogni esperienza che vivrai sarà interessante e istruttiva, e tu non potrai che essere sempre una persona innamorata del mondo, travolgente ed intensa come le passioni che ti animeranno.”

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Coccole spontanee


Devo ammetterlo. Sono una mamma apprensiva gelosa e onnipresente, che vorrebbe sempre avere il suo pargolo tutto per sè, vorrebbe che quasi tutte le sue parole fossero per lei, e si smangia il fegato ogni volta che lui, Dongiovanniinfasce degno erede di suo padre, dispensa con generosità baci carezze e gesti amorevoli a tutte le donne di età variabile che entrano in qualche modo nel suo campo visivo.

“Dai un bacio a mamma?” chiedo con dolcezza
“No!” risponde lui secco
“Su, un bacetto piccolo”
“Nono”
“Uno solo” ancora implorante
“Nonono” ridacchia scappando per la casa
“Dai subito un bacio a mamma!” la voce inizia ad essere imperativa
“Cappa cappa bimbo” sfugge come un gatto alla mia presa
“Adesso lo vedremo se non dai questo maledetto bacio a mamma!” l’acchiappo per una gamba, lo riverso sul divano
“uahahahahahaah” lui ride come un pazzo, divincolandosi e non lasciandosi neppure sfiorare dalle mie labbra
“Bacio, dammi questo bacio e la chiudiamo qua!” la prova di forza continua
“NO NO NOOOOOOOOOOO” continua ad opporsi lui, ridendo ma senza mai cedere

<<DLINDLONNNNNNNNNNN>> suonano alla porta.

E’ la nonna.
Il nano arriva di corsa, allunga le braccia.
“Nonna Tataaaaaaaaaa….”
La nonna lo prende in braccio facendogli mille feste
“Nonna Tata bacioooooooooooooo” e le schiocca un sonoro bacio sulla guancia.

Disgraziato.

Parole

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19 mesi, e già diciamo un mare di parole.
Oltre ai canonici
– mamma, papà, nonna, nonno, zia e zio con tutti i nomi annessi (corretti), palla, acqua, pappa, Piki (la sua nanna), Pupazzo (altra nanna), letto, nanna, luce……….

qui si parla anche di cose difficili:
passeggio, palato, leccornia, signore, signora, pelliccia, giraffa, automobile, camion……

E si declinano i verbi in maniera differente, in maniera tuta sua, ok, qsto lo ammetto: deve aver capito che la terza persona sing presente spesso finisce in -e, e qdi l’altra sera guardando suo papà che giocava col cellulare -molto educativo, vero?- mi ha detto -Gioche-

Da chi avrà preso tanta esuberanza verbale?
Papà parla spesso ma a vanvera, ed il suo vocabolario (ndr italiano, per il resto si esprime con idiomi dialettali comprensibili solo a se stesso) è molto povero, possono enumerarsi al massimo 10 parole usate con ricorrenza e sempre in sensi molto generici e che poco hanno a che fare con il senso effettivo delle parole stesse (infatti mentre parla e cerca di farmi capire a gesti cosa intende, spesso gli dico “applique?” riferendomi ad una volta che continuava a chiamare applique una presa per la corrente, rendendo abbastanza impossibile capire cosa diavolo volesse fare nella parete….)
Mamma invece parla poco e s’incarta spesso (preferisce scrivere), ma quando s’incavola è un fiume di opportunissime parole correttamente incastonate in logicissimi discorsi pieni di significato, peccato che per lo più si tratti di parole altamente sconsigliabili per un pubblico di minori.

 

Ora di cena


Il piccolino cresce ogni giorno di più. Un attimo fa era immobile nella sua culla, al massimo emetteva un piccolo vagito per attirare la tua attenzione, ed ora è lì che corre per tutta la casa, rovista ovunque e butta per aria cassetti, armadi, ripostigli, cuscini, letti-appena-rifatti (le poche volte in cui sei riuscita a rifarli!), cuccia del gatto, terra umida dei vasi di fiori, pattumiera rigorosamente organica e puzzolente, acqua sporca dentro la bacinella del mocio, zerbini inzaccherati di fango…….e lascio l’elenco incompiuto solo perchè non mi vengono più in mente cose, ma A LUI senz’altro, ne vengono in mente milioni di altre.
E tu gli corri dietro come una pazza. Una pazza illusa.
Sì, perchè credi di poterti concedere di dedicare un paio di secondi della tua attenzione ad un altro stupido impellente e non differibile lavoretto (tipo buttare nella pentola due ciabatte per il tuo uomo, che tornerà affamato tra cinque minuti, e non hai voglia di sentirgli dire di nuovo “Non hai preparato ancora niente?????” con l’aria più accusatoria di questo mondo, come se tu fossi stata tutto il giorno a farti i cax*i tuoi sotto l’ombrellone, invece di aver lavorato pure tu come una negra, essere tornata giusto cinque minuti prima di lui, ed in quei cinque minuti hai già trovato il tempo di fare il bagnetto al principino, sistemare la spesa, preparare la cena del principino),  e quindi ti dici

“Ho le gambe più lunghe di lui, non può certo andare troppo lontano se non lo guardo per questi due secondi in cui metto l’acqua sul fuoco”
Gli dai un’occhiata: è lì per terra, sul tappetone, che sfoglia -adorabile- un libro cartonato con i buchini. “Poi è così tranquillo……..”
Hai solo il tempo di voltarti verso il lavandino, far scorrere l’acqua dentro la pentola.
Ti ri-volti
“Aaahhhhhhhhhhhhhhhh fermo!!!!! Vieni qui, dove vai??????????????”
E’ già in cima alla scala, che si arrampica pericolosamente in bilico verso il vuoto, manco fosse Manolo.
Butti la pentola nel lavandino, ti fiondi ad afferrarlo miracolosamente mentre perde la presa e scivola rovinosamente verso il gradino di marmo.
“GnoooooooooOOooooooooooooo” protesta rumorosamente il nano, dimenandosi come un pazzo tra le tue braccia.
Lo posi per terra con decisione, stizzita, ancora un po’ scossa dallo spavento, incavolata perchè sei sempre da sola quando è ora di preparare cena……e soprattutto in ritardo.

Ritorni alle tue pentole, cerchi di spicciarti ma, di nuovo, non riesci ad essere più veloce di lui, che nel frattempo ha guadagnato spazio-tempo (mannaggia ad Einstein, non poteva scoprire qualcosa di più utile a meeeeeee??????) ed ha le ditine quasi completamente infilate dentro la presa (avete i copripresa, ma il delinquente ha inparato a tirarli via, con una forza degna di Hulk).
“AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAArrrrrrrrrrrrrrrrrrrggggggggggggggggggg” gridi correndo a salvarlo dalla folgorazione sicura (è vero, oggigiorno esiste il salvavita, ma non si sa mai!!!!)
La seconda volta sei molto meno accondiscendente e premurosa: sgridi il nano malefico con decisione, lo rimetti sul tappeto e gli ficchi in mano un paio di giochi (di cui a lui non potrebbe fregar di meno) con uno SGRUNT ed uno sbuffo di cenere dal naso.

Torni nuovamente a quella maledetta pentola, finalmente riesci a metterla sul fuoco. Cerchi il sale nel pensile, ma il tempo necessario per aprire l’anta e infilarci dentro la testa è decisamente troppo per un criminale nano di quel genere.
Quando sei riuscita a chiudere l’anta, lui è già arrivato ad afferrare il filo della radio sullo scaffale, e lo sta scuotendo vigorosamente, facendo scivolare l’apparecchio verso la sua testolina.
Voli letteralmente ad afferrare la radio, la rimetti a posto, prendi il bimbo in braccio e decidi di gettarlo temporaneamente nel box.
“UEEEEEEEEEEEAAAAAAAAAAAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUHHHHHHHHHHHHHHHHH” grida e strepita il nano, rotolandosi contro la rete contenitiva, con un vigore tale da riuscire quasi a far impennare il box da un lato.
Tu cerchi di raggiungere uno stato di sordità momentanea per il tempo che ti serve a dosare il sale, cercare la pasta nella dispensa, ragionare su quale sugo potresti fare.
“IYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYOOOOOOOOOOOOOAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAUUUUUUUUUUUUUUEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE”
Il rumore è così forte ed assordante, non riesci proprio a resistere.

Incapace di pensare un’altra soluzione, lo prendi in braccio.
Ti avvicini al frigo, e sbleeeeeeeaaaaaaaaa lui si butta tutto da un lato o dall’altro, cercando di afferrare bicchieri bottiglie pentole bollenti coltelli affilati, insomma tutto ciò che di più pericoloso può avvistare nei dintorni. Lo trattieni, te lo ributti sul fianco, e lui sbluaaaaaaaaaaaeeeee dall’altra parte. Così per un paio di volte.

Alla fine, sei così rassegnata e sconfitta, che lasci perdere qualunque cosa, lo porti in salotto e ti butti con lui sul tappeto “Ok, se vuoi giocare giochiamo, tanto altro non mi lasci fare”
Lui sorride, vincitore, furbissimo ma anche bellissimo.
In quel momento entra papà.
“Ehi ciaoooooo!”
Viene in salotto, ci bacia dall’alto sulle fronti, dice un paio di cose sulla giornata.
Poi si volta.
“E per cena?………Non hai ancora preparato niente?”

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